Il Cantà Maggio

I MAGGIAIOLI

Una tradizione che si rinnova in molte zone della Toscana, tra rime in ottava e sfide all’ultimo stornello che nelle campagne toscane si ripete da secoli nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, quando gruppi di ragazzi e ragazze vanno di casa in casa a cantar maggio, annunciando l’arrivo della bella stagione.

I maggiaioli, o maggerini, è gente allegra, colorata. Indossano cappelli e fiori di carta, chitarra a tracolla e fisarmonica alla mano. La squadra è capitanata dal poeta, al quale spetta il compito di “improvvisare” la richiesta di permesso ai padroni di casa, rigorosamente in ottava rima, così come il ringraziamento al momento del saluto. Altre due figure si distinguono dal coro: l’alberaio – che porta l’albero, simbolo della natura che si risveglia, solitamente rappresentato da una pianta di alloro decorata con i fiori – e il corbellaio, colui che porta il cesto (un corbello) nel quale si raccolgono le eventuali offerte. Proprio in base a come vengono accolti, i maggiaioli intonano il loro canto, di buon auspicio o di mala sorte

se al panier l’ovo portate pregherem per le galline che da volpi e da faine non vi siano molestate

Ma se il contadino non offre nulla…

v’entrasse la volpe nel pollaio e vi mangiasse tutte le galline v’entrassero i topi nel granaio e vi muffisse il vin nelle cantine....

L’usanza di offrire un alberello alla donna amata, portandolo davanti a casa sua tra canti e poesie, è documentato. Ben venga Maggio e il gonfalon selvaggio, cantava Agnolo Poliziano in una sua lirica ripresa da Francesco Guccini – altro grande estimatore dell’improvvisazione in ottava rima – nella sua “La canzone dei mesi”.

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera, il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera, nell’ombra della sera... Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore, mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore..

Per la cronaca: Giacomo detto Folgòre nacque a San Gimignano nel tardo Duecento ed è autore della corona dei mesi, un componimento in sonetti di cui è rimasta traccia. Cenne o Bencivenne, di Arezzo, fu probabilmente un giullare. Ha lasciato solo i 14 sonetti dei mesi, parodia di quelli di Folgòre.Il nome "Maggio" indica manifestazioni diverse, unite però dalla celebrazione della primavera, un rito senza dubbio collegato al culto latino di Maja, la dea della fertilità agreste. Nel Medioevo subì l’influsso delle popolazioni nordiche che introdussero l’albero, simbolo di rigenerazione. Nel corso del 1800 il Maggio fu oscurato sia dalla Chiesa, che per sradicare questa tradizione di origine pagana dedicò il mese alla Madonna, che dall’istituzione della festa dei lavoratori, cosa che indusse molti gruppi di maggiaioli a politicizzare i testi cantati, trasformandoli in canti di protesta. Per questo motivo il fascismo proibì il Maggio, che comunque è sopravvissuto fino ai giorni nostri.«Il gruppo solitamente è composto da una decina di elementi – dice Lisetta Luchini, cantante folk e socia fondatrice del Centro studi tradizioni popolari toscane, diretto da Alessandro Bencistà -. All’origine era esclusivamente maschile, ma adesso ci sono molte donne e perfino bambini».Anche Roberto Benigni, prima di diventare famoso, si dilettava nel “cantar di poesia”, ovvero nell’arte di improvvisare canti in ottava rima su argomenti suggeriti dal pubblico solo qualche minuto prima.

ORIGINI STORICHE

Le manifestazioni di benvenuto alla primavera, i riti di fertilita', occupano notevole spazio e importanza nella storia della cultura del mondo popolare. Anche se ridotti ormai a piccole isole arcaiche in seno alla cultura popolare dei nostri tempi, hanno ancora un significato che riescono a esprimere nonostante il contesto della vita attuale che tende ad annullare sempre piu' qualsiasi valore umano. Alcune di queste superstiti manifestazioni rituali di benvenuto alla primavera si svolgono nel mese di maggio ora con una celebrazione del rifiorire dell'albero con il quale si identifica il ritorno della buona stagione. Ora con una questua ed un corteo processionale (come i Maggi lirici dell'Emilia-Romagna e della Toscana), oppure con una rappresentazione teatrale all'aperto, come, ad esempio, i Maggi drammatici dell'Appennino tosco-emiliano, anche se hanno progressivamente perduto nel corso degli anni gli elementi rituali per acquisire sempre maggiori caratteristiche di spettacolo e raggiungono ora il culmine con le rappresentazioni estive. Particolari canzoni dedicate al mese di maggio e alla primavera si trovano nelle tradizioni popolari di qualsiasi paese, cosi' come sono facilmente rintracciabili in diverse parti d'Italia. La canzone di maggio che si identifica nel Maggio lirico ( in contrapposizione al Maggio drammatico o epico), così come e' giunta fino ai giorni nostri, si presenta in due versioni (a seconda del giorno e delle finalità per cui si canta) che danno origine al Maggio sacro e a quello profano. Il Maggio sacro, detto anche delle "Anime" si canta la prima domenica di maggio. Alcuni cantanti accompagnati da suonatori di fisarmonica, chitarra e violino vanno per le strade del paese cantando e questuando: infatti lo scopo di cantare il Maggio delle "Anime" e' quello di raccogliere offerte per una messa in suffragio dei defunti. Il Maggio profano, invece, detto anche delle "Ragazze", che si svolge tra la notte del 30 aprile e il 1 maggio, ha lo scopo di propiziare la venuta della buona stagione. Anche qui un gruppo di cantori con accompagnamento di fisarmonica, violino e chitarra, percorre le strade del paese cantando una serenata in onore della primavera ("Ecco il ridente maggio / ecco quel nobil mese, / che sprona ad alte imprese / i nostri cuori"). Alcune strofe particolari vengono cantate sotto le finestre delle ragazze: si tratta dell' "Ambasciata". Questi canti rimangono inalterati nel corso degli anni: altri versi invece, pure essi cantati, cambiano ad ogni manifestazione; sono i "rispetti" dedicati alle varie famiglie del paese. Da queste due forme di canzoni di maggio, che trovano la loro origine nell'arcaica matrice dei riti di fertilità, e' derivato il Maggio drammatico o epico, influenzato certamente anche da altre forme drammatiche come le Sacre rappresentazioni. Il Maggio, una delle più vive realtà della cultura del mondo popolare di oggi, e' uno spettacolo che oltre duecento anni fa ha trovato in Toscana la sua sede stabile. Oggi il Maggio e' un vero e proprio spettacolo che consiste in una rappresentazione in versi, con accompagnamento strumentale. L'argomento del copione e' affidato a trame fantastiche che si ispirano a volte anche a fatti storici. Gli attori (chiamati maggianti in Toscana, maggerini in Emilia), come anche gli autori, di questa forma di teatro popolare, sono gli abitanti (contadini, operai, artigiani, pastori) dei paesi dell'Appennino tosco-emiliano dove gli stessi maggi vengono rappresentati. In questi paesi un tempo il Maggio costituiva l'unica forma di spettacolo, l'unico divertimento, che non si esauriva tuttavia nelle sole giornate della recita, ma teneva legato l'intero paese durante tutto l'anno: le trame più complicate, i personaggi più favolosi e fantastici, i passaggi più belli, gli interpreti più bravi erano motivo di conversazione nelle osterie, nelle stalle durante le lunghe veglie invernali.

  IL CANTAMAGGIO A BARBERINO
Alla fine degli anni ’60 un gruppo di cinque Barberinesi decise di ridare vita alla tradizione del Maggio Contadino formando un nuovo gruppo di Maggiaioli e, alla fine degli anni ’70, si ebbe il primo raduno di Maggiaioli nel nostro Paese. Ancora però non si parlava di rioni, giochi e palio del Maggio, per vedere tutto ciò bisognava aspettare ancora qualche anno.Fu nel 1986 che si ebbe la prima edizione del Maggio così come noi ce la ricordiamo. Per volere dell’amministrazione comunale e dell’Assessore Chiari, che chiese la collaborazione dei commercianti Barberinesi, nacque il nostro Canta’ Maggio. Il paese fu diviso nei cinque rioni principali, furono decisi i colori, al centro storico toccarono il rosso e il blu, simboli del nostro Comune, agli altri, invece, combinazioni di colori scelte un po’ per “simpatia”! E così, un po’ per caso, senza sapere esattamente a cosa si stava andando incontro, senza immaginare minimamente il successo cui la festa sarebbe andata in contro negli anni successivi, iniziò il Canta’ Maggio. Durante il primo anno furono organizzati stand gastronomici nei rioni, che accolsero i Maggiaioli e la gente del paese, con un’ inaspettata ma senza dubbio piacevole risposta da parte di tutta la
cittadinanza
  Negli anni successivi la festa è cresciuta. Già a partire dal 1987, il secondo anno, iniziò la tradizione dei giochi, dapprima concentrati in una sola giornata, poi suddivisi in più giorni; nacque un comitato non riconosciuto cui partecipavano tutti i rioni per la gestione comune della festa.C’era collaborazione, sostegno e partecipazione da parte di tutti: chi si impegnava in cucina, chi nell’organizzazione e gestione degli stand, del bar, degli intrattenimenti. E poi sempre di più: la sfilata dei carri, la serata in ogni rione, il torneo di calcio, il traguardo nel 1990 della festa durata una settimana.Fino al 1993, quando tutto si è interrotto. Problemi burocratici, forse qualche incomprensione, chissà… a noi giovani, che facciamo il Maggio oggi, restano solo ricordi di bambini sognanti, nei nostri piccoli costumi colorati, che aspettavano con gioia l’arrivo del Canta’ Maggio, con i giochi, le risa e i canti dei Maggiaioli.
2005 - Dopo tanti anni di assenza forzata la manifestazione del CantaMaggio torna a riempire le vie di Barberino di Mugello.A volerlo sono i giovani barberinesi,quei bimbi che vivevano ed ammiravano il vecchio palio dei rioni indossando i vestiti tradizionali con i propri colori di appartenenza.In particolar modo è l'associazione giovanile barberinese B004 ad attivarsi in collaborazione con ProLoco e Comune per la rievocazione della festa piu rappresentativa del paese attraverso la creazione di un comitato organizzatore.Quello che ne nasce éun lungo week-end di Maggio(dal giovedi alla domenica),mix di festosa allegria e polemica competizione,giovani e vecchi,tradizione e futuro.

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